CHI HA CONTRATTO L’EPATITE C A SEGUITO DI UNA TRASFUSIONE DEVE ESSERE RISARCITO ANCHE SE AL MOMENTO DEL FATTO IL VIRUS NON ERA CONOSCIUTO

CHI HA CONTRATTO L’EPATITE C A SEGUITO DI UNA TRASFUSIONE DEVE ESSERE RISARCITO ANCHE SE AL MOMENTO DEL FATTO IL VIRUS NON ERA CONOSCIUTO

L’ordinanza n. 21145/2021 emanata dalla Sesta Sezione Civile della Corte di Cassazione ha stabilito che lo Stato deve risarcire chi ha contratto il virus dell’epatite C a seguito di una trasfusione di sangue, anche se all’epoca della trasfusione non si conosceva il virus.

Nel caso di specie, il ricorrente aveva contratto il virus nel 1958, in un momento in cui le conoscenze scientifiche in materia di epatite C non erano particolarmente sviluppate.

Per il Tribunale e la Corte di Appello che si sono occupate dei primi due gradi di giudizio, lo Stato non meritava di essere condannato al risarcimento del danno sulla base del fatto che se anche avesse attuato tutte le precauzioni e i dovuti controlli l’evento del contagio sarebbe comunque potuto verificarsi.

Per la Suprema Corte, invece, il Ministero della Salute è tenuto ad esercitare un’attività di controllo e di vigilanza in ordine alla pratica terapeutica della trasfusione del sangue e dell’uso degli emoderivati.

Richiamando la pronuncia a Sezioni Unite n. 581/2008, i Giudici sottolineano che il Ministero della Salute era tenuto – anche in assenza della conoscenza dello specifico virus dell’epatite C – a controllare che il sangue utilizzato per le trasfusioni fosse esente da virus e che i donatori non presentassero alterazioni delle transaminasi.

I Giudici concludono con il seguente principio di diritto: “In caso di patologie conseguenti ad infezione da virus HBV, HIV e HCV, contratte a seguito di emotrasfusioni o di somministrazione di emoderivati, la responsabilità del Ministero della Salute va valutata anche per le trasfusioni eseguite in epoca anteriore alla conoscenza scientifica di tali virus e all’apprestamento dei relativi test identificativi. Perciò, grava sul Ministero della Salute, in adempimento degli obblighi specifici di vigilanza e controllo posti da una pluralità di fonti normative speciali risalenti già all’anno 1958, l’obbligo di controllare che il sangue usato per le trasfusioni e gli emoderivati fosse esente da virus e che i donatori non presentassero alterazioni delle transaminasi“.